




“L’elmo di Fabiano Ghislandi traduce un tema che ha accompagnato l’essere umano nei millenni della sua storia: la guerra. Il marmo bianco, nel quale le parti levigate si alternano a quelle scabre, scavate e trattate con la bocciarda, che assorbono la luce e accentuano i contrasti e le modulazioni, crea una profonda scissione tra la luce e l’ombra, tra la purezza della materia e la sua artificiale ruvidezza. Testimoniano la scissione tra l’esigenza di pace e l’istinto guerresco che sembra essere insito nel genere umano. Questa contraddizione è evidente nell’opera che scopre l’autentico volto della guerra, quello del dolore che si contorce su se stesso, della sofferenza che emerge dalle profonde cavità della scultura. L’elmo che serve a coprire e proteggere, nasconde in realtà le reali intenzioni dell’uomo, quelle del dominio, della superiorità, della dimostrazione del proprio valore, mera volontà di potenza e di morte. Non ha quindi nessuna importanza la rappresentazione di un elmo storico riconoscibile nelle sue radici, ma il suo valore simbolico, il suo essere maschera di arroganza e superbia.”
(Lara Cicetti, Bergamo 30 aprile 2002)